Cammino delle 10 Parole

“No dai don, ho già tanto da fare in questo periodo…”; “Un fine settimana intero da venerdì a domenica?! Eh, per me è troppo difficile avere tutto questo tempo!”; “Ci penserò dai, se mi libero da un altro impegno vengo…”. Queste sono alcune delle tante risposte che a volte ricevo quando faccio qualche proposta che va un po’ fuori dalla logica del “si è sempre fatto così”, da quelle esperienze che sono ormai consolidate e più che conosciute soprattutto all’interno dell’ambiente parrocchiale. Ma per fortuna non tutti rispondono così, anzi!
In un piccolo gruppetto tra animatori e capi scout è già da un anno che ci stiamo dando appuntamento ogni Domenica sera per partecipare alle catechesi dei Dieci Comandamenti presso la Parrocchia di San Giovanni Lupatoto: un’ora – non di più – da dedicare a noi stessi e alla riscoperta della nostra fede a volte rimasta un po’ troppo legata ai vecchi ricordi del catechismo, senza nulla togliere a chi ci ha accompagnato allora e che anche oggi dedica parte preziosa del proprio tempo per le nuove generazioni, ma sicuramente il linguaggio della fede per un bambino di 8, 9, 13 anni non può rimanere lo stesso quando si arriva ai 20, 25 o 30 anni (e in su…).
Subito l’invito a partecipare è stato fatto con l’inganno: “dai, chi vuole venire agli incontri sui dieci comandamenti che fanno dopo la missione dei frati?”; e tutti avran pensato che “10 comandamenti – male che vada – uguale 10 incontri”…e invece il cammino si è aperto davanti a noi, e siamo ancora per strada (ancora per poco). Ma più andavamo agli incontri e più si facevano interessanti: per i contenuti, per la modalità e per il clima di fame e sete che si stava sempre più creando assieme ai tanti altri giovani partecipanti.
Un cammino, quello dei Dieci Comandamenti, o delle Dieci Parole dir si voglia, che è l’occasione per scoprire come la Parola di Dio, anche di fronte a quella parola che ci suona fredda e negativa – “comandamento” – può essere una parola di vita se sappiamo accoglierla nella sua pienezza e profondità, lasciandoci interrogare anzitutto dentro di noi. Ma il linguaggio in questa esperienza è tutto: importante certo è il contenuto, la Parola di Dio, ma ancor più importante è il come la si dice, il come la si fa interagire con la vita di ciascuno, rendendola parola che tocca le nostre esistenze e ci interroga chiedendoci una risposta, personale.
Esperienze nuove per un tempo nuovo che ci sta davanti come Chiesa. Qualcuno potrebbe chiamarli “tentativi” di rinnovamento della pastorale, altri li chiamano esperienze di nuovo annuncio della fede. Sta di fatto che nel Vangelo Gesù ci lascia un buon criterio per valutare il nostro operato: «dai loro frutti li riconoscerete» (Mt 7, 16).
E allora, di fronte a queste nuove proposte forse la via migliore per conoscerle è rilanciare quello slogan di una nota pubblicità ecclesiale, quella dell’8×1000: chiedetelo a loro! Già, l’esperienza di fede, l’esperienza che rinnova la vita di fede, è un qualcosa che quando è viva e fresca, diventa subito visibile nei volti e nelle vite di chi la sta vivendo…e chissà, che vedendo qualche amico con il volto sorridente e ricco di gioia non ci sorga il dubbio che alla fine, dedicare un po’ di tempo per sé e per la propria crescita cristiana e spirituale, non è mai una perdita di tempo ma anzi, forse, è il miglior investimento che possiamo fare, a tutte le età!

don Mattia

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